Trauma o Intuito? Come distinguere chi sta parlando dentro di te

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Quando dentro sentiamo una voce, è importante chiederci: sta parlando la mia saggezza interiore… o la mia ferita? Molti pazienti arrivano in terapia con una domanda apparentemente semplice ma profondamente complessa:


“Come faccio a capire se quella sensazione che provo è il mio intuito… o il trauma che sta reagendo ad un evento o trigger?”

La confusione tra queste due esperienze interne è assolutamente comprensibile. Entrambe sembrano provenire, diciamo così “da dentro”, ma soprattutto entrambe possono condizionare le nostre decisioni. Eppure, per quanto possa sembrarvi strano, hanno radici neurofisiologiche, emotive e cognitive molto diverse.

In questo articolo ti guiderò nel distinguere queste due voci interiori, offrendo una lettura psicologica, neuroscientifica ed esperienziale. Una bussola per distinguere bene queste due voci interne che possa essere utile sia ai pazienti che ai terapeuti.

Trauma: il messaggio del passato che si riattiva nel presente

La voce del trauma nasce da un’esperienza passata che non ha potuto essere pienamente elaborata. Quando il sistema nervoso non riesce a integrare un evento doloroso, esso viene “registrato” , immagazzinato nella nostra mente, come minaccia ancora attiva, insomma qualcosa che dobbiamo ancora temere. Ecco perché stimoli anche innocui possono riattivare reazioni sproporzionate: fuga, allerta, chiusura, rabbia, sottomissione.

Secondo la teoria polivagale (Porges, 2011), il nostro sistema nervoso autonomo si muove tra stati di sicurezza, attivazione e spegnimento. Il trauma ci mantiene spesso in una condizione di iper-vigilanza (sistema simpatico) o collasso (ramo dorsale del nervo vago).

Come faccio a capirlo? Il segnale tipico del trauma: reazione immediata, rigida, assolutista (“Non mi fido di nessuno” “Sono in pericolo”, “Devo scappare subito”), accompagnata da sensazioni corporee intense (nodo allo stomaco, cuore accelerato, tensione muscolare).

Intuito: la bussola silenziosa dell’esperienza integrata

L’intuito, a differenza del trauma, non urla. Sussurra. È il risultato di esperienze vissute, integrate e sedimentate. Non si basa sulla paura, ma sulla connessione e la comprensione profonda con noi stessi. È una forma di “sapere interno” che nasce quando siamo in uno stato di sicurezza e presenza (Siegel, 2020).

Segnale tipico dell’intuito: chiarezza, senso di direzione, mancanza di ansia. Il corpo è presente, vigile ma non in allerta.

L’intuito spesso si manifesta in contesti in cui abbiamo tempo e spazio per ascoltarci. È il pensiero che arriva quando smettiamo di pensarci troppo.

Neuroscienze del discernimento: corteccia prefrontale vs amigdala

Dal punto di vista cerebrale, il trauma è associato all’iperattivazione dell’amigdala, centro della paura, e alla disconnessione dalla corteccia prefrontale, sede del ragionamento e della regolazione (van der Kolk, 2014). In altre parole, il trauma disconnette la parte più evoluta del cervello.

L’intuito invece richiede proprio l’integrazione tra aree cognitive, emotive e corporee (Damasio, 1999). Quando queste aree lavorano in sinergia, siamo più capaci di prendere decisioni che riflettono un sapere profondo, e non una reazione automatica.

Come distinguere le due voci: 3 domande chiave

Prova allora a farti queste domande per imparare a distinguerle

  1. Cosa sento nel corpo?
    • Trauma: tensione, chiusura, urgenza.
    • Intuito: apertura, centratura, stabilità.
  2. C’è fretta o presenza?
    • Trauma: reazione immediata, “tutto o niente”.
    • Intuito: calma, chiarezza anche in mezzo alla complessità.
  3. Questa voce mi protegge… o mi guida?
    • Il trauma ci protegge dal pericolo percepito, ma a volte blocca la crescita.
    • L’intuito ci guida verso il nostro benessere, anche se comporta fatica.

In terapia: perché è importante aiutare a distinguere

Aiutare un paziente a riconoscere queste voci interiori è un lavoro sottile ma trasformativo. In EMDR, per esempio, una parte importante del trattamento è aiutare il cervello a “riconnettersi” con il presente sicuro, separandosi dalla realtà congelata del trauma (Shapiro, 2018).

Tecniche di grounding, consapevolezza corporea e compassione permettono di accedere a stati in cui l’intuito può finalmente emergere.

Conclusioni

Riconoscere la differenza tra la voce del trauma e quella dell’intuito è un passo fondamentale nel processo di guarigione.
Significa uscire dal passato e iniziare a fidarsi, poco alla volta, del presente. Riconoscere la differenza tra la voce del trauma e quella dell’intuito non è solo un esercizio di introspezione. È un atto di cura profonda verso di sé.

A studio con i miei pazienti, provo a far passare il messaggio che nel nostro mondo interiore convivano ferite e risorse. Il problema è che a volte, però, le ferite parlano più forte. Il trauma – soprattutto se non elaborato – si insinua nel presente con l’urgenza di proteggerci, anche quando non c’è più un pericolo reale. L’intuito, invece, ha bisogno di uno spazio sicuro per emergere. Non si impone: ci invita.

Imparare a distinguere queste due voci è un processo che richiede pazienza, presenza e spesso una guida terapeutica.
È un percorso che ci insegni ad:

  • Ascoltare il corpo come luogo di verità, non solo di sintomi.
  • Coltivare la consapevolezza per fare spazio al nuovo, senza essere prigionieri del vecchio.
  • Riconoscere la paura come messaggera, ma non come padrona delle nostre scelte.
  • Affidarsi all’intuito non come scorciatoia, ma come saggezza integrata che cresce nel tempo.

In terapia – e nella vita – saper fare questa distinzione cambia il modo in cui ci relazioniamo: con gli altri, con il mondo, ma soprattutto con noi stessi.

Perché il trauma urla per proteggerci. Ma l’intuito sussurra per farci crescere.

Riferimenti

  • Damasio, A. (1999). The feeling of what happens: Body and emotion in the making of consciousness. Harcourt.
  • Porges, S. W. (2011). The polyvagal theory: Neurophysiological foundations of emotions, attachment, communication, and self-regulation. Norton.
  • Shapiro, F. (2018). Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) Therapy: Basic principles, protocols, and procedures (3rd ed.). Guilford Press.
  • Siegel, D. J. (2020). The developing mind: How relationships and the brain interact to shape who we are (3rd ed.). Guilford Press.
  • van der Kolk, B. (2014). The body keeps the score: Brain, mind, and body in the healing of trauma. Viking.

Vincenzo Capuano Profilo articoli
Dr. Vincenzo Capuano

Sono uno psicologo di Salerno nato e cresciuto in Campania. 

Ho completato nel 2011 i miei studi in Psicologia dei Processi Cognitivi presso la “Seconda Università di Napoli” a Caserta e nella stessa università nel 2016 il dottorato di ricerca in “Scienze della mente”. 

Attualmente psicoterapeuta cognitivo-comportamentale per i disordini dell’età evolutiva e dell’adulto e terapeuta EMDR Practitioner.

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