Tag: Benessere psicologico

Il dolore rovescia la vita, ma può determinare il preludio di una rinascita

“Il dolore è sempre un’esperienza soggettiva”. Nasce come esperienza prettamente fisica collegata ad esperienze di dispiacere e sofferenza, ma nello sviluppo e nella crescita personale, può assumere connotati e significati specifici per ciascuno di noi.

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Vuoi imparare come interrompere le cattive abitudini? Imparane la psicologia che c’è dietro

Possiamo passare infinite ore a ricercare quale sia il modo migliore per cambiare alcune abitudini malsane nella nostra vita. Possiamo leggere libri, cercare articoli e milioni di consigli (alternativi e noi), ma se prima di tutto non capiamo la psicologia che sta dietro le abitudini che coltiviamo da tempo, molto probabilmente non riusciremo ad ottenere nessun reale e sostanziale cambiamento.

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Aspetto con ansia che l’ansia mi passi

Come superare l’ansia di essere in ansia?
Per alcune persone, anche se il palmo della mando sudato, il battito cardiaco accelerato e gli arti tremanti sono il risultato di un esercizio fisico – e non un attacco di panico imminente – percepiscono un’intensa ansia per la loro ansia.

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La felicità come trappola: una introduzione al libro di Russ Harris

Il modo più naturale con cui proviamo a lottare con stati d’animo quali ansia, depressione e dolore, è  quello di cercare di combatterli, di cambiarli e di resistergli. Il libro di Russ Harris, “La trappola della felicità: come smettere di tormentarsi e iniziare a vivere” (Russ Harris, 2010) spiega perché le nostre strategie di “combattimento” in realtà siano controproducenti e, addirittura, possano renderci la vita peggiore. La sua visione, possiamo dire che sia una alternativa abbastanza radicale.
Il suo motto è “Basta con il Combattere!”.

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A cosa assomiglia l’ansia?

Ho provato a fare questa domanda ad alcune delle persone che incontro al mio studio. Le risposte sono state delle più disparate ma rappresentano bene, secondo me, le mille forme a cui una risposta emotiva così complessa può associarsi. Accompagnandovi alla lettura, vi chiedo di provare ad interrogarvi sul sesso del parlante (si tratta di un uomo o di una donna?), sulla sua età (quanti anni?) e sul suo ruolo sociale (che tipo di lavoro fa, o che tipo di ruolo occupa all’interno della società?), e di provare anche voi a dare una risposta alla domanda a titolo dell’articolo, in questo modo l’articolo diventerà un esercizio di immaginazione ed empatia. Alla fine della lettura dell’articolo troverete anche le mie di risposte.

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“Hai bisogno di aiuto!”. Come convincere una persona cara a ricevere una consulenza psicologica

Vi è mai capitato di aver al vostro fianco una persona a voi cara, cui volete bene, che vedete star male (ad esempio per forti stati ansiosi, lunghi momenti di tristezza ed apatia… ecc.) e che vi sembri di aver davvero bisogno di un aiuto? Avete mai pensato a quanto possa essere difficile trovare le giuste parole e utilizzare le giuste strategie per convincere quella persona a rivolgersi ad uno specialista per avviare un percorso di cura e recupero? Quale potrebbe essere, secondo voi, il miglior modo per dire ad una persona a voi cara, che ha bisogno di una valutazione o di cure da uno psicologo, uno psichiatra o comunque da un professionista della salute mentale?

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Il potere curativo della tristezza

Fin dalla sua uscita al cinema, Inside Out è stato applaudito dalla critica, e adorato dal pubblico. Forse il suo più grande successo è stato quello di invitare spettatori giovani e meno giovani a dare un’occhiata all’interno delle loro menti e delle loro emozioni. Tra i diversi personaggi del film, Riley (la bimba) con i suoi genitori e le 5 emozioni, abbiamo Gioia e Tristezza.
All’inizio del film, Gioia ammette che non capisce cosa ci faccia Tristezza e perché sia nella testa di Riley. Ad un certo punto del film, molti di noi si sono probabilmente chiesti quale scopo avesse Tristezza nella vita di Riley (e probabilmente nella nostra).

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Cambia i tuoi pensieri per cambiare le tue sensazioni: l’utilizzo delle Coping Cards

Ognuno di noi, nella vita di tutti i giorni è portato a parlarsi e a commentare ciò che gli succede. I fondatori della psicoterapia cognitiva, Beck ed Ellis, nei loro studi individuarono nei pensieri automatici una forte influenza sulle reazioni emotive, fisiologiche e comportamentali ad una determinata situazione (Beck, 2013). Tali pensieri automatici possono essere sia positivi che negativi. Possono, ad esempio, dirci “ce la farai a superare l’esame” o possono ripeterci “è inutile che studi tanto non ce la farai mai”.
Dai pensieri automatici negativi, che a volte sono solo di passaggio mentre altre volte diventano assillanti e fastidiosi, nascono quelle emozioni spiacevoli e quelle sensazioni che spesso portano a bloccarci.

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Imparare ad accettare le emozioni negative: la tecnica TRUTH di Gilbertson

Molti di noi evitano di provare alcune emozioni negative, perché temono che sentirle sarà più doloroso che fingere semplicemente …

L’importanza di costruire “confini sani”

Laura si è sempre vantata di essere la solita ” brava ragazza”. Raccontandosi, dice che da bambina le fu insegnato …

Il dolore rovescia la vita, ma può determinare il preludio di una rinascita

“Il dolore è sempre un’esperienza soggettiva”. Nasce come esperienza prettamente fisica collegata ad esperienze …