Sostegno alla genitorialità

Nel sostenere psicologicamente i genitori emerge spesso l’esigenza d’aiuto nel processo educativo dei figli. In particolare questa esigenza si evidenzia in quei genitori di bambini che manifestano uno dei tre principali disturbi comportamentali: (disturbo da deficit d'attenzione e iperattività (ADHD), disturbo oppositivo provocatorio (DOP), disturbo della condotta (DC)), in genitori di bambini speciali (disabilità intellettiva, sindrome di Down, disturbo dello spettro autistico, disturbi specifici dell'apprendimento (DSA)), in genitori i cui bambini presentano difficoltà emotive o nella gestione e regolazione delle emozioni (disturbi internalizzanti  nei casi in cui il bambino non mostra la sua sofferenza, ma tende a isolarsi e chiudersi in se stesso: disturbo d'ansia di separazione, fobie specifiche, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo dell'umore; disturbi esternalizzanti nei casi in cui siano presenti comportamenti caratterizzati da aggressività, problemi nella concentrazione, impulsività, iperattività).
Nella maggior parte dei casi i genitori di un bambino con disturbo del comportamento, di un bambino speciale o di un bambino con difficoltà emotive si trovano a non essere sufficientemente preparati nell'affrontare la vasta gamma di difficoltà in cui si imbattono nel crescere il proprio figlio. Alcune volte non si rendono conto di contribuire essi stessi a creare problemi nel bambino a causa del loro personale disagio psicologico, altre volte invece le difficoltà possono aumentare a causa della disinformazione, o della cattiva informazione sul disturbo ed in materia di pratiche educative.

Accogliere e rapportarsi con tale bisogno di sostegno/aiuto significa principalmente prefiggersi la crescita delle opportunità per la famiglia ed i loro componenti, una emancipazione educativa volta all’ampliamento del proprio spazio relazionale e vitale, il passaggio da “soggetti passivi”, dipendenti dall’esperto, al ruolo di “soggetti attivi” e competenti.

Metodo

Il mio metodo si rifà al programma REPT (Rational-Emotive Parent Training) elaborato da Mario di Pietro e al programma CERG (sostegno Cognitivo, Emotivo e Relazionale dei Genitori) elaborato da Angela Paiano, Anna Maria Re, Emilia Ferruzza e Cesare Cornoldi). Il percorso, nella sua forma più completa, prevede una serie di 12 incontri della durata di 90 minuti ciascuno. Gli incontri possono essere fatti siano singolarmente per la coppia genitoriale che in gruppo. Nel caso del gruppo, le dimensioni possono variare da 5 a 12 persone (dove il numero ottimale è di circa 10 persone). Si tratta di guidare i genitori ad apprendere che la causa dei loro stati d'animo negativi, di collera, ansia, depressione, frustrazione risiede non tanto negli eventi che si verificano, ma nella rappresentazione mentale di tali eventi, cioè dal modo in cui essi vengono percepiti, interpretati e valutati. Nello specifico nel corso del lavoro verranno trattate le caratteristiche del disturbo presente nel bambino, l'autorieducazione razionale-emotiva (aiutare il genitore a capire e trasformare quegli aspetti della propria emotività che influiscano negativamente con una corretta pratica educativa), l'autoaccettazione (imparare a distinguere le valutazioni sul comportamento da quelle sulla persona), costruire nel bambino una maggiore tolleranza alla frustrazione (discutendo di diversi metodi attraverso cui il genitore può aiutare il bambino a superarla), applicare i principi della modificazione del comportamento (le procedure fondamentali per la gestione delle contingenze di rinforzo e i metodi di estinzione dei comportamenti indesiderabili).

Obiettivi 

L'intento del mio lavoro è quello di far sperimentare ai genitori che possono essere in grado di superare i propri problemi emotivi, evitando che essi si ripercuotano sul comportamento del bambino. In più scopo del lavoro è:

  • Mostrare ai genitori come applicare il modello dell'emozione ai problemi emotivi del bambino, affinché siano in grado di aiutarlo a imparare a pensare razionalmente e dominare gli stati d'animo negativi anziché esserne sopraffatto.

  • Far acquisire ai genitori le informazioni necessarie per comprendere meglio il comportamento del bambino e correggere eventuali convinzioni erronee in fatto di pratiche educative.

  • Insegnare ai genitori abilità di problem solving e procedure di modificazione del comportamento per affrontare i problemi presentati dal bambino.

Il sostegno ai genitori è indicato per:

  • Accogliere, accettare, comprendere i bisogni dei figli, in particolare durante l’infanzia e l’adolescenza, piuttosto che svalutarli o negarli;
  • Comprendere e riconoscere le proprie emozioni e bisogni, affinché si possa distinguerli da quelli del figlio;
  • Riconoscere e potenziare le proprie competenze comunicative e usarle adeguatamente nella relazione con i figli;
  • “Mettersi in discussione” come soggetti capaci di garantire una “base sicura” e di rispondere ad una emozione negativa con una di segno positivo;
  • Comunicare in modo efficace: nel dialogo con il figlio è importante per il genitore usare modalità comunicative di tipo genitoriale affettivo positivo e di tipo genitoriale normativo positivo; è importante cioè Accogliere e non Svalutare o Criticare.
  • Affrontare con maggiore efficacia i problemi presentati dal bambino

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